LENS #04 — Ciclo Mostre
Venus — PM23, Roma
fino al 19 luglio 2026
La mostra Venus a Roma di Joana Vasconcelos, sul significato del femminile e il dialogo tra le arti.
di Susanna Tradati Co-Founder, Nemesi Architects
La visita a VENUS. Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos, in corso presso PM23 fino al 19 luglio 2026, ci ha lasciato una riflessione che va oltre la qualità delle opere esposte. Più che una mostra, il progetto curato dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti appare come un’occasione per interrogarsi su una questione che attraversa gran parte della cultura contemporanea: chi produce oggi i significati che definiscono la nostra società e quali forme di conoscenza scegliamo di riconoscere come cultura?
Il lavoro di Joana Vasconcelos si muove da sempre lungo questo confine. Le sue opere monumentali e immersive uniscono dimensione estetica e riflessione sociale, trasformando materiali, oggetti e tecniche appartenenti alla tradizione artigianale in strumenti capaci di parlare del presente. Al centro della sua ricerca emerge il tema dell’identità femminile, affrontato non attraverso rappresentazioni univoche ma attraverso una narrazione complessa, fatta di contraddizioni, trasformazioni e molteplici possibilità di interpretazione.
La donna raccontata da Vasconcelos non è un simbolo statico. È una figura contemporanea che contiene forza e vulnerabilità, autonomia e relazione, tradizione e cambiamento. La dimensione politica del suo lavoro nasce proprio da questa capacità di mettere in discussione immagini e stereotipi sedimentati nel tempo, offrendo nuove prospettive attraverso il linguaggio dell’arte.
Ma la riflessione dell’artista non riguarda soltanto ciò che le opere raccontano. Riguarda anche il modo in cui vengono realizzate. Una parte significativa della sua produzione nasce infatti dal coinvolgimento di donne che custodiscono competenze artigianali legate al ricamo, alla tessitura, all’intreccio e alla lavorazione dei tessuti. Nella grande installazione VENUS, questa dimensione assume un significato ancora più profondo: il lavoro manuale diventa parte integrante del messaggio dell’opera e il processo creativo si trasforma in un’esperienza collettiva che coinvolge comunità differenti.
Ciò che rende queste opere particolarmente attuali non è soltanto il loro valore estetico. È il fatto che attribuiscono visibilità a forme di conoscenza che per lungo tempo sono state considerate marginali. Ricamare, tessere, intrecciare, cucire: attività tradizionalmente associate alla sfera femminile e raramente riconosciute come produzione culturale. Vasconcelos ribalta questa gerarchia e porta questi saperi al centro della scena artistica contemporanea.
In questo senso, l’artigianato non rappresenta una semplice tecnica esecutiva, ma un linguaggio culturale e una presa di posizione, un messaggio potente già espresso da altre grandi artiste come Maria Lai. Le mani che realizzano l’opera partecipano alla costruzione del suo significato, restituendo centralità a competenze che per lungo tempo sono rimaste ai margini delle narrazioni ufficiali dell’arte.

VENUS | PM23 Palazzo Mignanelli Roma, Italia © 2026 FVG Services © Michele Colasuonno
Un altro aspetto particolarmente interessante della mostra riguarda il dialogo con l’universo creativo di Valentino Garavani. L’accostamento tra le opere di Vasconcelos e gli abiti della maison non genera soltanto una relazione estetica. Rivela una sensibilità condivisa nei confronti della manifattura, della ricerca formale e della capacità di trasformare la materia in espressione culturale. In entrambi i casi, il gesto artigianale supera la dimensione tecnica e diventa uno strumento per interpretare il proprio tempo.
A rendere questo dialogo ancora più significativo contribuisce il rapporto umano che lega Joana Vasconcelos a Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Un legame di amicizia e stima reciproca che testimonia come la cultura nasca spesso dall’incontro tra persone prima ancora che tra discipline. Arte, moda, artigianato e ricerca creativa trovano qui un terreno comune, dimostrando come le forme più interessanti di innovazione culturale emergano spesso dall’intersezione tra linguaggi diversi.
FORSE È PROPRIO QUESTA LA RIFLESSIONE PIÙ ATTUALE CHE LA MOSTRA SUGGERISCE.
IN UN’EPOCA CARATTERIZZATA DA UNA CRESCENTE SPECIALIZZAZIONE,
IL VALORE DELLA CULTURA RISIEDE NELLA SUA CAPACITÀ DI COSTRUIRE CONNESSIONI.
DI METTERE IN DIALOGO COMPETENZE, SENSIBILITÀ E VISIONI DIFFERENTI.
DI GENERARE NUOVE PROSPETTIVE ATTRAVERSO L’INCONTRO.
Non è un caso che una mostra di questo tipo trovi spazio a PM23. Ogni società sceglie i luoghi attraverso cui rappresentare sé stessa e i valori che considera rilevanti. Lo spazio della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, progettato da Nemesi Architects, è stato concepito come un hub culturale contemporaneo nel cuore di Roma, un luogo aperto al dialogo tra arte, moda, architettura e società. Più che un semplice spazio espositivo, PM23 nasce come piattaforma culturale capace di favorire incontri e contaminazioni tra discipline diverse.
In un momento storico in cui la cultura rischia spesso di essere consumata rapidamente, VENUS ci ricorda che il suo valore più profondo non risiede nella produzione di immagini, ma nella capacità di generare significato, rendendo visibili storie, competenze e forme di conoscenza che troppo spesso rimangono ai margini, ma che qui dialogano tra impegno, ironia, disincanto e coraggio.
LENS nasce dal desiderio di rimettere al centro curiosità e attenzione, per allargare il nostro sguardo sul mondo e continuare a parlare di bellezza e di ciò che accade, anche mentre il nostro ambiente — complesso e contaminato — sembra talvolta implodere.




