LENS — Ciclo Mostre #01

Roma nel Mondo — MAXXI, Roma
fino al 26 aprile 2026

di Karin Bergher
architetta, creative director comunicazione e grafica, Nemesi Architects


LENS nasce dal desiderio di rimettere al centro curiosità e attenzione, per allargare il nostro sguardo sul mondo e continuare a parlare di bellezza e di ciò che accade, anche mentre il nostro ambiente — complesso e contaminato — sembra talvolta implodere.


Una domenica non perfetta.

Di quelle in cui si esce comunque, anche se i bambini (otto e dodici anni) non sono esattamente entusiasti, e l’idea di una mostra richiede una piccola dose di persuasione. Succede, anche nelle famiglie abituate a frequentare spazi culturali. Eppure è proprio da queste premesse imperfette che, a volte, nascono le esperienze più autentiche.

Il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, in questo senso, è già parte della risposta. Non solo museo, ma luogo: una piazza vissuta, una soglia accogliente, uno spazio che invita a restare, con quella sensazione rara, a Roma, di contemporaneità che funziona davvero.
Si entra, e il tono è già quello giusto.

Una narrazione che mancava

Roma nel mondo, curata da Ricky Burdett — urbanista di fama internazionale — rappresenta un progetto ambizioso e finalmente necessario per la nostra città. La mostra non racconta Roma come icona eterna, ma come organismo urbano contemporaneo. Attraverso un confronto con diciassette metropoli globali — da Parigi a Tokyo, da New York ad Addis Abeba — si esplorano dati, dinamiche e strutture che oggi determinano la qualità della vita urbana: spazio, mobilità, ambiente, società.

Ne emerge un ritratto complesso e sorprendentemente multiforme della Capitale: una città plurale, stratificata, talvolta contraddittoria, che non si lascia ridurre a un unico giudizio.
Non è una narrazione frammentata. È una mappa complessa, articolata e sorprendentemente leggibile.
Un merito che va condiviso con precisione: accanto al lavoro curatoriale di Burdett, è fondamentale il contributo di Lorenza Baroncelli, Direttrice del dipartimento Architettura e design contemporaneo del MAXXI, che ha reso possibile e guidato questa direzione di ricerca.

E poi c’è la mano visiva dello studio romano Studio Mistaker, che ha tradotto l’enorme massa di dati in infografica divulgativa: leggibile, bella, precisa. Un lavoro di design dell’informazione che merita di essere riconosciuto come parte integrante dell’opera.

Il progetto come strumento di lettura

Per chi osserva con uno sguardo progettuale — architettonico, grafico, curatoriale — la mostra rivela una qualità ulteriore: la coerenza tra contenuto e forma.
La costruzione visiva è calibrata, intenzionale. Colori, contrasti, gerarchie grafiche e materiali lavorano insieme per rendere leggibile la complessità senza semplificarla.
Non è solo bella. È giusta.

La sezione Roma nell’immaginario del mondo — curata da Paola Viganò con Maria Medushevskaya — introduce poi un cambio di registro netto: il regime dei dati si sospende a favore di opere, testi, fotografie.
Da Freud a Giulio Paolini, da Martin Parr a Robert Venturi con il suo frammento per Roma interrotta (1978). Questa pluralità di sguardi — scientifici, artistici, letterari — rende il percorso non solo informativo, ma profondamente riflessivo. Riconosce che l’immaginario non è alternativo alla realtà urbana: ne è uno strato attivo, capace di incidere sulla sua forma e sulla sua percezione.

Un momento sospeso: il plastico

Poi si arriva a uno spazio diverso. E qui la mostra compie il suo passaggio più sorprendente: da esposizione a esperienza.
Al centro della sala, un grande modello fisico dell’intero Comune di Roma — sette metri per sette, in scala 1:7.500, realizzato da Modelab su concept di Ricky Burdett e Marco Galofaro. Composto da 953 tessere, è interamente in terracotta: un manufatto antico prodotto con tecnologia digitale, stampato a controllo numerico, materico, tangibile.

Il contrasto tra la materia antica, tecnologia e la fluidità del racconto visivo — il mapping, le voci, i dati animati — è perfetto. Non è contraddizione: è equilibrio.

Intorno,
gradonate e cuscini.

Ci si siede.
O meglio: ci si distende.

E si osserva Roma dall’alto, mentre la città si racconta.

È uno di quei momenti che restano.

Una mostra necessaria — e un piccolo neo

Roma nel mondo è, prima di tutto, una mostra necessaria. Perché costruisce un patrimonio di conoscenza che dovrebbe restare, aggiornarsi, evolvere — quasi come una piattaforma permanente per leggere criticità, intercettare emergenze urbane, orientare trasformazioni future.
Una fotografia vivente, da osservare nel tempo. Ed è al contempo sorprendentemente accessibile. Chiara, aperta, leggibile anche per chi non appartiene al settore. Per famiglie, per curiosi, per chi ama guardare il proprio contesto con occhi diversi.

C’è però un piccolo neo, una nota che da appassionata sento di dover condividere: il catalogo non riesce a restituire pienamente la qualità e la profondità del progetto espositivo. Avrebbe meritato una cura editoriale e una qualità materica più coerenti con il livello della mostra.
Non l’ho acquistato, e me ne sono dispiaciuta. Avrei voluto portarne con me una traccia.

Cambiare prospettiva

All’uscita, una domanda semplice: Come vi è sembrata?

La risposta, immediata: Bellissima. Detta da chi, poco prima, non era particolarmente predisposto.

E forse è questa la misura più sincera del valore di un’esperienza culturale: la capacità di generare coinvolgimento senza forzature. Di aprire uno spazio di curiosità lì dove non era atteso. La sorpresa genera curiosità. E la curiosità è ciò che ci permette di interrogarci, di trasformare, di progredire.

Questo primo appuntamento di Ciclo Mostre nasce proprio da qui.
Dalla possibilità — e dalla necessità — di cambiare prospettiva.

Perché a volte basta deviare leggermente dal percorso abituale, adottare un altro linguaggio, per scoprire narrazioni inattese.

E allora Roma, ancora una volta, sorprende.
E appare — se possibile — ancora più bella.


La mostra è stata prorogata fino al 26 aprile: c’è ancora tempo per attraversarla, con calma, e lasciarsi sorprendere.

MAXXI — Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo Via Guido Reni 4, Roma — Galleria KME Da martedì a domenica, 11–19 | Chiuso il lunedì Biglietto intero €15 | fino al 26 aprile 2026


Questo racconto continuerà, attraversando sguardi e sensibilità diverse, aprendosi anche ad altre voci.