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Il Museo della Scienza di Roma nasce come una visione di architettura culturale che interpreta il museo contemporaneo come luogo di connessione tra conoscenza, città e comunità, in cui il percorso formativo si intreccia con quello esperienziale e ludico.
Nel contesto urbano di via Guido Reni – asse strategico del quartiere Flaminio, denso di istituzioni culturali – il progetto immagina il museo come un organismo aperto, capace di dialogare con la città e con la sua storia. Qui la memoria dei luoghi si intreccia con una nuova prospettiva di trasformazione urbana, dove le tracce esistenti vengono accolte e reinterpretate in chiave contemporanea.
Lo spazio museale prende così forma come paesaggio della conoscenza: un sistema di architetture, percorsi e relazioni che rende la scienza esperienza condivisa, proiettando il patrimonio del passato verso nuove possibilità di ricerca, scoperta e partecipazione.
Dati salienti
Team
Status
Premi e riconoscimenti
Contemporaneità e memoria del luogo
Il progetto dialoga con la storia del sito, reinterpretando gli elementi architettonici preesistenti e integrandoli in un organismo contemporaneo coerente. Le caserme storiche di via Guido Reni diventano base per nuove sale espositive e percorsi immersivi, trasformando la stratificazione architettonica in metafora della conoscenza scientifica.
L’architettura racconta una continuità tra passato e futuro, tra memoria urbana e innovazione culturale, valorizzando il museo come spazio di esperienza e riferimento identitario per la città. Le facciate vibrano di luce grazie a una trama tridimensionale di tessere vetrate che compone una superficie cangiante e profonda. La luce naturale vi si rifrange e si modula durante il giorno, trasformando l’involucro dell’edificio in un diaframma luminoso in continuo dialogo con il cielo e la città.
Architettura come esperienza immersiva
Il museo è concepito come sistema esperienziale: la promenade a doppia elica, evocativa della struttura del DNA, attraversa tutto il progetto creando un percorso dinamico e continuo. Questo elemento collega i diversi livelli e le sale espositive definendo una narrazione spaziale coerente tra compressione e apertura, tra vuoto e pieno.
Relazioni urbane e sociali
Lo spazio pubblico del museo si apre verso il quartiere Flaminio e verso gli spazi del MAXXI, generando percorsi di connessione diretta con la città. La grande piazza coperta su via Guido Reni diventa accesso urbano, spazio di incontro e luogo di relazione permanente, consolidando la funzione del museo come infrastruttura civica e sociale.
Struttura spaziale e funzionale
L’organizzazione della proposta combina pieni e vuoti per creare ambienti funzionali e flessibili: sale permanenti e temporanee, ambienti modulari riconfigurabili, spazi per attività didattiche e di ricerca, serre bioclimatiche con giardini interni. La struttura matriciale, composta da calcestruzzo armato e acciaio, consente ampie luci interne e alte prestazioni spaziali.
Sostenibilità integrata e impatto
La proposta integra strategie di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Il museo persegue standard NZEB (Near Zero Energy Building) e obiettivi di certificazione LEED Platinum, ponendo al centro comfort psico‑fisico, performance energetica e qualità degli spazi.
L’approccio progettuale è supportato da una valutazione di impatto SROI (Social Return on Investment), con l’obiettivo di quantificare benefici a lungo termine per comunità e territorio.















